L’ALLARME DI ITALIA NOSTRA
Mentre da più parti giungono notizie allarmanti sullo stato di inquinamento dei nostri fiumi, dalle foci del Vibrata, al Tordino, al Vomano, fino al Saline di Montesilvano ed allo sbocco del Pescara in mare, qui si pubblica un divieto di balneazione nei pressi della Madonnina ed a Francavilla s’inaugura il nuovo ponte che consentirà ai cittadini di ammirare più da vicino i liquami dell’Alento.
Intanto la temperatura del mare ha toccato i 24,6 gradi/C a giugno, la più alta degli ultimi 10 anni, ma nessuna Autorità costituita ha il coraggio di dire che “non è caldo, è crisi climatica”, come invece hanno scritto le vituperate ed inascoltate Associazioni ambientaliste. E succede che in Abruzzo, invece di correre ai ripari, assumendo iniziative di mitigazione dei fenomeni estremi, dal rafforzamento del verde urbano (anche in forma di tetti e pareti verdi), alla de-impermeabilizzazione di piazze e marciapiedi ed alla progressiva sostituzione delle superfici impermeabili, come asfalto, pietra e cemento, che assorbono e trattengono calore, con altri sistemi che lo respingano, fino all’uso di materiali riflettenti per le superfici edilizie, si procede impunemente a tagli indiscriminati del verde. Ma quello che non si vuole capire da parte di molti Amministratori pubblici e dei loro subordinati “esperti”, spesso incapaci di far valere le proprie competenze professionali, è che il territorio ha bisogno di più verde, di più alberi, di più giardini, prati ed aiuole, in quanto aumentare il verde anche nelle aree rurali e sulle strade extra-urbane può avere un effetto benefico, creando un “cuscinetto verde” all’interno delle città e attorno ad esse, in grado di assorbire parte del calore ed aiutare a contenere le temperature complessive. E invece, succede che l’ANAS, le Province ed i Comuni, a seconda delle competenze, loro attribuite da Leggi e Regolamenti, tagliano alberi perché possono potenzialmente costituire un pericolo alla sicurezza stradale (è successo qualche anno fa sulla Piana delle 5 miglia), invece di porre dei deterrenti all’alta velocità, raggiunta dalle auto, anche in presenza di ghiaccio; cosi, come è successo recentemente a Francavilla al Mare, dove si è scelto di realizzare delle caditoie per il deflusso dell’acqua piovana, proprio dov’erano piantati alberi rigogliosi, recidendone le radici e quindi dichiarandoli a rischio di caduta, per poi abbatterli, invece di collocarle tra un albero e l’altro, con minor danno e maggior beneficio per tutti. Ma il guaio peggiore è che non si sono volute ascoltare le proposte e le proteste dei cittadini, ritenuti solo disturbatori dei manovratori, invece che partecipi delle scelte collettive e della tutela dei beni comuni. Il nostro territorio ha bisogno di aumentare il proprio patrimonio arboreo per la propria vivibilità, per contrastare il caldo intenso, ed invece si continuano a tagliare alberi giovani di 30 anni, anche pini che potevano essere semplicemente salvati con appositi sostegni e adeguate cure. E’ in nome della sicurezza, si dirà! Gli abbattimenti ci sono stati, le ceppaie sono rimaste lì e una ad una si possono contare, anche perché, quelle sì che, costituiscono un pericolo per chiunque si trovi a camminare di sera in zone semibuie, anche per la mancata potatura di rami che oscurano le luci della pubblica illuminazione di alcune strade, con pali posti nelle immediate vicinanze degli alberi. Ed anche questa è colpa degli alberi che crescono troppo e non dei tecnici che non misurano bene le distanze! Dei nuovi alberi non c’è nessuna traccia. E ricordiamo che un albero di 30 anni per essere compensato nell’immediatezza dovrebbe essere rimpiazzato da almeno 30 giovani alberi. E, forse, dobbiamo dire addio ai malcapitati pini, visto che gli “esperti comunali” sconsigliano di ripiantarli, suggerendo altre specie. Tra i consigli dei tecnici e la mancata cura della cocciniglia, ciò che era una caratteristica peculiare del paesaggio abruzzese, rappresentato in foto d’epoca, sembra proprio destinato a scomparire, se i cittadini non si ribelleranno, chiedendo alla Regione di rifinanziare le Riserve Naturali e le Oasi alle quali sono stati sottratti i fondi necessari per sopravvivere.
Italia nostra Chieti
