Non mi sorprende che un assessore regionale responsabile delle politiche del lavoro in Abruzzo scriva, magari d’istinto, un commento su facebook in risposta alle testuali parole del manager responsabile europeo di Stellantis “copiaincollate” da un dirigente del sindacato regionale, peraltro suo concittadino. Né mi sorprende che quest’ultimo le risponda, a sua volta, sempre su facebook.
Non mi sorprende che “l’originale siparietto tra paesani”, sia pure con ruoli politici/sindacali importanti, apra un ricco dibattito, sempre su facebook, e partano ulteriori commenti di chi la pensa in un modo o in un altro. Del resto se l’uomo più potente del mondo si mette a dichiarare guerra usando i social e non gli ambasciatori, anche un politico ed un sindacalista regionali possono discutere di posti di lavoro su facebook. Il punto, però, è un altro. E’ che nel terzo rigo della parole del manager, ripostate dal sindacalista, c’è scritto: “la seconda volta chiudo Atessa”. Cioè c’è una frase che fa tremare i polsi alle famiglie operaie di Stellantis e del suo indotto.
Quando avevo una decina di anni e qui da noi chiudevano la Fonderia e la Ceramica, mio padre ci metteva tranquilli, dicendoci che la Siv (dove lui lavorava) non avrebbe chiuso mai, perché era “parastatale”. Mio padre era un iscritto al sindacato e quella frase la sentiva dire dai dirigenti sindacali e dai politici regionali del suo tempo. Ma cinquant’anni fa, il mondo era un altro. Più o meno in quel tempo, quando qualcosa non andava, il mio amico Nicola Dario, segretario della Camera del Lavoro, andava dal suo compagno di partito, Nino Pace, assessore regionale al lavoro, e telefonavano a Gianni De Milchelis, ministro del lavoro.
Adesso, purtroppo, non funziona più così: lo Stato può mettere soldi solo per la cassa integrazione. Non può entrare nelle dinamiche di profitto (o, se si preferisce, di bilancio) delle multinazionali che sono più potenti degli Stati stessi e figuriamoci delle Regioni. La politica è succube (o, se si preferisce, neutrale) rispetto alla potenza del capitalismo finanziario – manifatturiero globalizzato. Non può certo fare la voce grossa, per cui a persone come Imparato è consentito dire: “io chiudo…la seconda volta”…però.
E allora noi, il popolo di facebook, che possiamo fare oltre che postare, commentare, ripostare e dibattere su facebook? Forse provare a fare come le generazioni precedenti, ricordandoci che, nella storia umana, i “padroni del vapore” sono venuti a miti consigli con i Governi democratici ed i Sindacati solo quando la classe operaia (o, se si preferisce, il ceto produttivo) è riuscito ad esprimere una forza popolare. Ma allora…non c’erano i social…
Per la cronaca riporto il bel dialogo via social che ho sopra commentato a mia volta
IL POST DI EMILIO DI COLA
“Qual’è il rischio massimo che ho?
2,5 miliardi fra 3 anni.
Questo lo pago una volta; la seconda volta chiudo Atessa.
Se alla fine dell’anno non abbiamo qualcosa che cambia definitivamente a livello di impostazione mentale il rischio è che dovremmo prendere delle decisioni toste”
Jean-Philippe Imparato
IL COMMENTO DI TIZIANA MAGNACCA
Bhe Emilio
Provate a spiegarlo a chi ha deciso le politiche folli che hanno avvantaggiato solo la Cina distruggendo l’intera industria europea.
Oggi è il tempo delle soluzioni ed è questo che ha sollecitato Imparato.
E se si resta sordi e ciechi mantenendo multe e chi non produce abbastanza elettrico ( SU CHI IL CONSUMATORE FINALE NUTRE PROFONDA SFIDUCIA venendo a mancare le commesse) non serve la polemica del tutto inutile ma una diversa politica europea.
Se continuate a fare gli applausi alle decisioni che ci privano di produzioni e quindi di lavoro, ben poco resta da fare.
Se si continua a polemizzare verso chi chiede una TRANSIZIONE GIUSTA E REGOLE ADEGUATE EUROPEE, credo che la fine dell’auto europea la scriviate voi.
Perdonami, ma la polemica serve a ben poco se non si comprende e non si condivide l’obiettivo della tutela delle Produzioni italiane ed europee.
Il Resto è fuffa
CONTRORISPOSTA DI EMILIO DI COLA
Assessò quindi gli italiani che con un referendum hanno detto no al nucleare hanno sbagliato? Quindi fare una battaglia per avere un mondo più pulito è una battaglia sbagliata? Oggi non siamo nella modalità di chi ce l’ha più duro, ma in quella che tutti dovrebbero remare dalla stessa parte.
“Noi ad applaudire alle decisioni che ci privano di produzioni e di lavoro…”?
Noi ci siamo accorciati le maniche e abbiamo portato a San Salvo attività che si facevano in Polonia, prendendoci noi i vaffa dei lavoratori e voi i loro voti. Sai quanti sacrifici hanno fatto i lavoratori? Ma tanti tanti. A Roma rinnovavano il CCNL del Vetro e io, pur di tornare a caricare gli impianti di San Salvo, andavo in assemblea a spiegare ai lavoratori che, far slittare quel rinnovo e quelle trance di un anno avrebbe portato lavoro. È il gioco delle parti e spero possa continuare
CONCLUSIONI DI ODS
per leggere il seguito del dibattito bisogna essere amici di Emilio…io lo sono da sempre e non solo su facebook
ods
