Le forzature vengono a galla
Ci viene chiesto di commentare la notizia (che è su tutti i siti, a partire da quello “più autorevole”, www.abruzoweb.it) circa il dietrofront di un provvedimento legislativo (il primo di una certa importanza) a firma Tiziana Magnacca per la creazione dell’Aruap. Come si evince dalla ricostruzione fatta sulla seduta della Commissione consiliare che discuteva il provvedimento, la “cosa” non è passata per l’ostilità dei consiglieri di centrodestra che si sono di fatto “alleati” con quelli dell’Opposizione, bocciando oggi la proposta.
Ma già l’altro ieri, come ha scritto il capogruppo pentastellato, la Magnacca aveva avuto qualche problema nella quinta Commissione sull’Aral…altro provvedimento definito in un comunicato del Movimento 5 Stelle: “una forzatura che potrebbe configurare un’elusione delle norme di finanza pubblica, oltre che una violazione del dettato contrattuale e delle prerogative sindacali.»
E proprio sul termine usato da Taglieri, FORZATURA, che vogliamo poggiare il nostro commento. Forzatura è il termine che usano anche i consiglieri d’Opposizione a San Salvo per contestare molti provvedimenti comunali, come quelli (solo per fare qualche esempio) per il rilascio dell’autorizzazione a costruire ad Amazon dimenticandosi la variante; per le continue assunzioni di interinali, dimenticandosi di attingere alle graduatorie; per la vendita del terreno di Via Trignina, dove, secondo la denuncia di Fabio Travaglini, sarebbe stato “venduto” anche un marciapiede; per le permute a Via Firenze, con certificati urbanistici alquanto discutibili; ecc…
Tuttavia se a San Salvo possono essere possibili simili forzature, alla Regione non è proprio così perché:
- L’Opposizione regionale non è quella comunale ed ha anche qualche strumento in più come la Commissione vigilanza presieduta da un membro dell’Opposizione;
- I funzionari regionali non sono quelli comunali. Peraltro in Abruzzo ci sono state inchieste giudiziarie (con carcerazioni preventive di politici e dipendenti, dalla vicenda Salini a quella di Del Turco, passando per De Fanis ed Andreola) che hanno lasciato il segno, motivo per cui i dirigenti non rischiano il “fondoschiena” per accontentare il politico di turno;
- I politici regionali non godono di buona stampa, anzi le veline arrivano a testate di destra da esponenti di destra (come si sta vedendo in questi anni di governo della destra) ed arrivavano a testate di sinistra da esponenti di sinistra (come abbiamo visto negli anni di governo della sinistra);
- I consiglieri della maggioranza comunale non sono come quelli della maggioranza regionale. I primi non sono politici di professione ed hanno poco tempo da dedicare all’attività amministrativa, per cui spesso sono yes men, i secondi non fanno sconti all’esecutivo, specie se arrivano a poche centinaia di voti dall’assessore, vedasi a titolo d’esempio proprio il caso Campitelli – Magnacca;
- Il livello di attenzione della pubblica opinione e della magistratura a livello regionale è più elevato e quindi non bastano le captatio benevolentie usate a livello comunale.
Queste considerazioni ci consentono di affermare che se a San Salvo (e nel territorio grazie al Suap ed ai social) è stato possibile creare un sistema di potere e consenso, a livello regionale non che non sia possibile, per carità. Ma, per le cinque differenze sopra esposte, è più difficile, molto più difficile…
