Da sartore a magaro
Un mese di rappresentazioni. Ogni sera il pienone. Questo il bilancio dell’ ultima fatica degli Amici del sorriso, l’associazione che annualmente continua la tradizione teatrale iniziata a San Salvo alla metà degli anni settanta del secolo scorso per iniziativa di Angelo Pagano e Felice Tomeo, al secolo Sebon. Quest’ultimo, da allora ad oggi, ha sempre recitato da protagonista sia pure con ruoli versatili. Ha fatto il giovane e l’ anziano, il marito e l’amante, il povero e il ricco.
Stavolta ha iniziato da sarto ed ha concluso da magaro ossia fattucchiere. Sebon ha un proprio stile che lo rende oramai noto oltre i confini sansalvesi, ma è rimasto l’ unico della vecchia guardia, perché gli attori odierni, quando lui recitò per la prima volta al Biagino, non erano neanche nati o erano bambini. Come Nicola Civitatese, attore coprotagonista, ma soprattutto scrittore dei testi. Quest’anno ha usato proprio il soprannome di Tomeo (che tutti sanno essere Sebon… più che altro un nome d’arte) per dare il titolo alla commedia…
Una commedia degli equivoci, ambientata a San Salvo e ispirata alla cultura preindustriale, quando i vestiti si commissionavano dal sartore (sarto) e quando una famiglia modesta puntava tutto sul talento di un proprio giovane per mandarlo in televisione. Tutt’attorno belle donne ed uomini aitanti che si tradiscono, ma non si lasciano sul presupposto che tutto è bene quel che finisce bene.
Eh si, il fine non può che essere lieto, perché “la gente vuole ridere e non tornare triste a casa”. Lo diceva Angelo Pagano, predecessore di Civitatese, e lo confermano le migliaia di persone che hanno visto “Antica sartoria Sebon” ogni sera in tutto il mese di maggio.
Anche quest’ anno tutti si sono divertiti, compreso io che sono stato a teatro la sera della foto, in cui gli Amici del sorriso sorridono felici, per aver ricevuto in dono una gustosa torta, offerta loro da Peppe Aiello del Capriccio.
Al prossimo anno…
