A San Salvo, da mezzo secolo a questa parte, più o meno ogni decennio si è messo mano agli strumenti urbanistici: prg, varianti, piani particolareggi. Ma l’ha sempre fatto l’Organo democratico regolarmente eletto: il Consiglio comunale.
Negli anni settanta del secolo scorso le amministrazioni Artese-Tomeo, dopo tanti abusi, denunce ed una crescita esponenziale dei residenti, proposero al Consiglio comunale il primo Piano regolatore generale. Lo fecero dopo tutta una serie di consultazioni con i tecnici, le imprese e la Città. Venne addirittura istituito un Ufficio del Piano (organismo consultivo della allora vigente Commissione edilizia) composto in modo paritetico e deputato ad interpretare le norme del Piano. I partiti (Dc – Pci – Psi) lo votarono all’unanimità nella prima metà del 1980.
Alla fine degli ottanta/inizi anni novanta il Consiglio comunale approvò il Piano particolareggio della Marina. Lo fece a maggioranza (Dc – Psi), ma comunque senza ostruzionismo dell’Opposizione che, in realtà, lo aveva istruito qualche anno prima in maggioranza. Ricordo, ancora, che fui io ad accompagnare l’allora assessore all’urbanistica Raimondo Pascale dal parroco della Marina per portarlo a conoscenza di quel nuovo strumento. Perché andammo in parrocchia? Non certo per cubare terreni, piuttosto per fare un atto di cortesia istituzionale verso l’attore sociale più importante di quel Rione.
All’inizio del nuovo secolo le Amministrazioni Mariotti- Marchese presentarono due strumenti. Uno fu approvato con l’astensione dell’Opposizione di centrodestra e l’altro a maggioranza dal solo centrosinistra, ma senza ostruzionismo. Il tutto avvenne dopo una serie di passaggi informativi coi tecnici e con le imprese.
Quelle procedure, per così dire democratiche, evitarono le lottizzazioni ad personam? Onestamente no. Operazioni clientelari ci furono anche in quei Piani. Ma non fu solo clientelismo, perché i proponenti dovevano illustrare gli strumenti e le norme urbanistiche partendo dalla visione di Città che essi avevano.
Ieri in Consiglio comunale il centrodestra ha deciso di delegare ad un Commissario ad acta l’adozione di una variante al Prg. Il rischio derivante da questa operazione originale per questa Città è che si faccia solo clientelismo perché chi ha da lottizzare va a parlare con chi di dovere e chi di dovere, facilitato dal ruolo più che dal dovere, va a parlare con il commissario.
Un commissario è più serio dell’intero Consiglio comunale? Al momento non sappiamo chi sarà, quindi non corriamo rischi di diffamare e possiamo dire, come avrebbe detto Totò: ma mi faccia il piacere! E allora perché delegare al Commissario l’adozione della variante al Piano? Perché oggi, diversamente da ieri, non c’è visione. Eppoi perché il clientelismo è modus operanti. E infine perché ora è tutto consentito. Ma tant’è…
