LA CONFERMA ARRIVA DALL’EVENTO DI IERI CON CUI SONO STATI RICORDATI ANTONIO MARCOVECCHIO ED ANTONIO RICCIARDI
Alla festa di Cresima di Filippo Sammartino, fui seduto allo stesso tavolo di Graziana Di Florio, Valentina Fitti e Manuele Marcovecchio, oltre che miei amici, al tempo (ma anche adesso) amministratori di Cupello. Parlando, dissi loro che Cupello è una vera e propria Comunità, tanto che la Fitti mi disse: “Tu mi sa che da sansalvese ti sei innamorato di Cupello”. Forse sì, ma non tanto e non solo di Cupello. Forse sono innamorato di tutte le “piccole cose”, quindi anche delle “piccole comunità”, dove ci conosce e soprattutto ci si rispetta. Ma evidentemente per essere Comunità si deve proprio essere piccola o, se si preferisce, non grande.
Ieri sera, al Convegno su Marcovecchio e Ricciardi, i due Antonio del secolo scorso, uno comunista e l’altro democristiano, ne ho avuto conferma. E spiego.
La Comunità di Cupello ha ancora 5000 abitanti, ossia la giusta dimensione comunitaria, ed ha soprattutto ciò che il convegno ha fatto emergere chiaramente:
- un elemento coesivo che rispetta tutti (anche quando ci si divide) nella persona del Parroco, la cui cultura è emersa con chiarezza nell’ intervento di ieri;
- punti di riferimento del passato che la trasmissione integenerazionale fa arrivare ai giovani di oggi, senza strappi. Ed infatti le biografie dei due Antonio sono state ricostruite da Fillippo Sammartino e Graziella Costantini che a loro si ispirano;
- forze economiche affermate sul territorio all’interno della Comunità che non suscitano invidia di classe, ma generano orgoglio sociali del tipo “Hai visto uno di noi dove è arrivato ?”;
- elementi di condivisione nei colori della squadra di calcio tifata da tutti (di cui Antonio Marcovecchio aveva la tessera numero 1) e nelle musiche folcloriche della società agropastorale, come Cupelle mè di Antonio Ricciardi, mirabilmente cantata dal tenore Sirolli che sta in Svizzera e che pure suscita orgoglio sociale del tipo “Un altro cupellese che si è affermato all’estero”;
- l’autostima per appartenenza, tipica dei membri delle Comunità, che fa scegliere durante l’evento la canzone “La storia siamo noi”, per esaltare l’impegno collettivo, e dunque storico, del Comitato unitario Pro metano. Ossia la intima convinzione che a convincere il Governo Moro- Nenni di utilizzare il metano degli anni ’60 per la costituenda Società Italiana Vetro siano stati l’intuito e le lotte dei cupellesi. E questo spiega la cittadinanza onoraria conferita ad Enrico Mattei ed Enrico Letta ed il rapporto con Paolo Scaroni, intesi come capacità di relazionarsi con i vertici della Nazione pur essendo l’ultimo dei Comuni costituiti come tali, in quanto contado del più grande Feudo di Monteodorisio;
- il senso di appartenenza alla Comunità che supera quello alla propria parte politica rappresentato dal gesto intimo, inedito ed inusuale, riferito ieri da Peppino Di Francesco e costituito dall’abbraccio tra Antonio Marcovecchio (segretario politico democristiano) e Antonio Ricciardi (sindaco comunista appena rimosso da una sentenza del Consiglio di Stato)
